Conoscere
Tre capitoli, leggibili anche separatamente: il manifesto come opera e come oggetto da collezione, le tecniche di stampa, l’uso negli interni.
Gli esempi vengono dal catalogo della galleria. Autore, anno, tecnica e misure sono quelli della scheda di ciascun pezzo.
L’arte del manifesto
Il manifesto è uno slogan visivo, una sineddoche grafica: il manifesto è manifesto.
La sua funzione: reclamizzare il prodotto (tutto ciò che si intende produrre) che già dalla fine del XIX secolo viene inteso come articolo di consumo, funzionale al nuovo stile di vita: l’oggetto d’arredo, l’abito, l’automobile così come il profumo, il liquore, l’accendino o il viaggio di piacere.
L’immagine assume la stessa importanza della scrittura che, in certi casi, assorbe rendendola iconica. Gli enunciati persuasivi della pubblicità degli inizi si evolvono presto in “non-sense” e allusioni.
Alcuni autori del catalogo: Gustave Fraipont, per la linea Parigi-Amsterdam, 1900 circa; Mario Gros, Tonic Contratto di Canelli, 1938, 141 per 199 centimetri; Raymond Savignac, Bel Paese Galbani, 1958; Armando Testa, Cinzano Soda, 1972.
Il prezzo dipende dall’autore, dal soggetto, dal formato, dalla rarità e dallo stato di conservazione. La galleria ricerca materiale per musei, fondazioni, archivi aziendali, architetti ed arredatori.
Tutti i manifesti sono autentici, originali d’epoca. I manifesti della galleria L’IMAGE sono garantiti autentici, in buone condizioni di conservazione, telati.
Un originale viene dalla tiratura fatta per l’affissione, sulla carta e con la tecnica del suo tempo. Le misure lo dicono, quasi mai tonde perché lasciate dalla rifilatura: 62,5 per 100,2 centimetri, 98,5 per 138,7. In calce compare in genere lo stampatore: SAIGA a Genova, Mourlot a Parigi, Ricordi a Milano. Una ristampa recente è tagliata su formati standard.
La telatura è un procedimento svolto da artigiani specializzati che attuano – con criteri museali – l’incollaggio del manifesto su un supporto di tela di lino con l’utilizzo di colle dal Ph neutro, approvate dai musei. Tra la tela ed il retro del manifesto viene posto un foglio di carta antibatterica che ha una funzione di schermatura da parte di micro-agenti.
Si tratta di un trattamento reversibile, permette quindi di riportare il cartellone al suo stato iniziale. Il manifesto risulta protetto dal rischio di deterioramento e di strappi, vengono facilitati gli eventuali interventi di restauro.
Per comodità le condizioni vengono sintetizzate con le seguenti sigle. A – Perfetto od ottimo stato di conservazione; i colori sono freschi con eventuale presenza di solo lievissime imperfezioni. B – Buono stato di conservazione; la carta può presentare alcune insignificanti imperfezioni, attenuate dalla telatura: piccoli strappi, tracce di piegatura, piccole mancanze di carta nei punti critici (pieghe, margini).
Ad ogni immagine corrisponde una scheda con autore, anno, tecnica, misure, stampatore e condizioni.
Tecniche di stampa
Nel catalogo la litografia è la tecnica più frequente. Seguono l’offset, la serigrafia, la fotografia e le combinazioni, che sulle schede compaiono come «Foto + Offset» o «Litografia + Offset».
La litografia è un processo di stampa mediante il quale uno scritto o un disegno, eseguito direttamente sulla superficie di una pietra speciale (pietra litografica) e con apposita matita e inchiostro (matita e inchiostro litografici), può essere riprodotto su carta e in molti esemplari per semplice pressione.
Il processo litografico, inventato dal boemo A. Senefelder nel 1799, venne introdotto nell’uso agli inizi dell’Ottocento e andò sempre più perfezionandosi.
Sulla matrice (pietra sensibile sia all’acqua che ai grassi) si scrive o si disegna, a rovescio, servendosi di matita o inchiostro a base di sostanze grasse (sapone, cera, resine, nerofumo ecc.). La superficie della pietra viene quindi trattata con una soluzione di gomma arabica e di acido nitrico, la quale non la intacca in corrispondenza del disegno.
Così, quando vi si passa un rullo inchiostratore con inchiostro grasso di stampa, questo aderisce perfettamente alle parti disegnate, mentre viene respinto dalle parti trattate con la soluzione acido-gommosa.
Sovrapponendo alla pietra un foglio di carta e collocando il tutto sotto una pressa, il foglio di carta raccoglie il disegno costituito dall’inchiostro grasso; un successivo inumidimento, seguito da una inchiostratura, ripristina le condizioni della pietra litografica e così avviene la tiratura.
Ogni colore richiede la sua pietra e il suo passaggio in macchina. Da qui le campiture piene e accostate, senza puntinato regolare: Carl Moos, Sweaters Fehlbaum, Berna 1917, 91 per 127 centimetri.
L’offset è una stampa indiretta: l’immagine passa dalla lastra a un cilindro di gomma e da questo alla carta. Più rapido e meno costoso, dagli anni Cinquanta prende il posto della litografia sulla produzione commerciale. Con una lente le campiture si rivelano una trama regolare di punti, che dove i colori si sommano formano rosette.
La serigrafia stampa attraverso un telaio a maglie fitte, otturato dove il colore non deve passare: un telaio per colore. L’inchiostro resta spesso e coprente, in rilievo sul foglio. Tirature corte e manifesti d’artista: Georges Mathieu, Air France Israel, 1967; George Braque, Ville de Nice, 1969.
Dagli anni Cinquanta la fotografia entra nel manifesto turistico. Sulle schede compare da sola – Inverno in Alto Adige, 1959 – oppure con la macchina che l’ha portata sulla carta: «Foto + Offset» per il ghiacciaio di Aletsch di Philippe Giegel, 1955 circa; «Foto + Litografia» per l’Hotel Beau-Rivage di Nizza, stampato dalle Affiches photographiques Robaudy di Cannes.
Il manifesto nella decorazione di interni
Oltre ad essere oggetto da collezione, da sempre il manifesto occupa una posizione di privilegio tra le opere artistiche scelte per la decorazione degli interni, si tratti di residenze private, luoghi pubblici od uffici direzionali.
Il motivo è dato dalla personalità di queste opere e dalla loro adattabilità nell’entrare in armonia con moltissimi contesti ambientali, dalle diverse connotazioni stilistiche o cromatiche.
Il negozio fornisce l’assistenza ed i suggerimenti per scegliere il soggetto più adatto ad ogni esigenza di stile, colore, formato.
La scelta comincia dal formato. I due più diffusi sono 70 per 100 e 100 per 140 centimetri. I fogli orizzontali risolvono lo spazio sopra un divano o una credenza: Cinzano, 1968, 136,5 per 96,5 centimetri.
I formati grandi vogliono distanza: il Madame Figaro di René Gruau, 1990, misura 122 per 172 centimetri. I cartoni pubblicitari stanno sui 25 per 35, come i Tessuti Italmoda di Mario Borrione, e si appendono in gruppo.
Si possono avere indicazioni per iniziare una collezione tematica, orientata su quelli che potrebbero essere i propri passatempi e passioni: il circo, la montagna, il cinema, le ferrovie, un singolo autore. Waldemar Swierzy, Cyrk, 1970 circa.
Nei locali il soggetto segue il posto: Chianti Campani, 1955; Crodo aranciata chinotto, 1957; Brodo Wührer dello Studio Cei, 1952.
Tutti i manifesti sono telati: la carta risulta ben aderente al supporto, perfettamente distesa e quindi con una posa in cornice molto più agevole.
La scelta di una cornice adeguata permette di enfatizzare ulteriormente la bellezza dei manifesti: a titolo di esempio ne presentiamo alcune confezionate dal nostro corniciaio di fiducia.
Un uso a tempo, per una stagione o una campagna, è la vetrina di un negozio: per quello i manifesti si noleggiano.